Ciao Ilaria, come prima cosa ci piacerebbe chiederti di raccontare la tua esperienza di creazione e conduzione del Gruppo ALOMARDANZA presso la Sezione di Sondrio: come ha avuto inizio questo cammino? Come è cresciuta e si è trasformata in questi anni questa esperienza?
Come ha avuto inizio…? La tua domanda apre un arcobaleno di ricordi ed emozioni…
E’ quasi impossibile ripescare il momento specifico dell’inizio, è un sogno… che mi porto in tasca da quando piccola inventavo coreografie giocando da sola….
Far danzare e muovere nella danza tutto cio che è attorno a noi è in qualche modo “naturale”, la fisica quantistica ci parla della danza del cosmo e della vita…
E poi c’è l’intreccio delle opportunità e delle situazioni che rende possibile che un sogno diventi realtà; all’improvviso, te lo trovi tra le mani, quasi senza accorgetene e quando meno te lo aspetti…
Le persone che hai incontrato, la Vita, trama e ordito si intrecciano e appaiono tessuto e disegno, e puoi solo darti da fare perchè questo tessuto sia al servizio di un altro progetto, più grande, in una trasformazione continua.
Questo è il miracolo della Vita, ci accade continuamente, anche quando noi non siamo attenti a vederlo…
Essere al servizio, cosi nasce tutto… e così e nato anche questo gruppo danzante: al servizio della passione di tutte.
Nel testo Buddista del Sutra del Loto c’è una frase che secondo me spiega molto bene questa vicenda: “Le persone traggono la loro forza dall’interno eppure non la traggono dall’interno….Le persone traggono la loro forza dall’esterno, e tuttavia non la traggono dall’esterno…”. Ecco il gruppo danza è nato proprio così: dai sogni più profondi nascosti ed antichi e al tempo stesso dall’incontro con la sezione di Sondrio, con il suo cuore pulsante, con l’entusiasmo e la determinazione di tutte le Ragazze del direttivo e di una di loro in modo particolare che ha voluto con forza “mostrare al mondo qualcosa da cui ricevo beneficio e che con le parole non si può spiegare”, e proprio questa determinazione intima del cuore, che rispondeva a una necessità dell’anima, ha fatto sì che anche le circostanze attorno prendessero forma in modo opportuno.
E’ interessante osservare che questa origine cosi legata al bisogno è quella che ha dato una direzione allo sviluppo e all’evolversi del gruppo stesso.
La cultura giapponese ha un ideogramma – Ju – per indicare l’aderire a qualcosa al suo inizio, quando ne sei affascinato ma ancora non è una cosa tua, è l’entusiasmo dell’inizio, dove tutto è magico e nuovo; poi crescendo l’espereinza, l’ideogramma diventa Ji: far sorgere dalla terra, che richiede una determinazione precisa, che richiede il prendersi cura, anche nella fatica e con sforzo…. Apprivoiser diceva Saint Exupery, addomesticare, coltivare ….
Il gruppo è cresciuto nella passione ma con una determinazione che non si è fermata davanti a nulla…
Abbiamo fatto spettacoli sempre più articolati e lunghi, e mano a mano l’impegno progettuale e creativo è diventato sempre più articolato e stimolante, coinvolgendo le ragazze in molteplici modi, non solo nella danza ma anche nella programmazione, nella ricerca degli eventi e nella realizzazione dei materiali e dei costumi…
Prima abbiamo danzato in piccoli cortili, poi su palcoscenico, all’asilo e in mezzo agli anziani nelle case di riposo… ogni volta si è scritta una pagina di ricordi, osservazioni, gioia, risate, difficoltà, Vita.
Il lock down 2020 ci ha fermato mentre stavamo lavorando a un progetto sul femminile che cura “Donne nascoste” …
Ma nessuno ci leva la Memoria, ciascuna porta nel cuore la propria trasformazione; l’esperienza di essere in pubblico è profondamente intrecciata al fatto che (finalmente) “io danzo per me”, l’altro mi può vedere se io sono dentro alla mia danza, cioè attraverso il Corpo incarno me stessa, non per mostrarmi ma per Esistere.
E’ in questa alchimia, di cui il pubblico è testimone e compartecipe, che sta la qualità trasformativa dell’atto del danzare “davanti a”, qui sta il potere catartico e profondamente terapeutico dell’atto.
Tutto questo è possibile se il gruppo è un tutto coeso, si consolidano l’individuo e il gruppo al tempo stesso, io danzo, ma danziamo insieme.
E stata ed è un’esperienza molto particolare ed unica, che aiuta e rinforza profondamente l’autostima personale e la fiducia in se e negli altri.
E’ una esperienza di Relazione profonda, con la propria Bellezza interiore e con quella degli Esseri che con te condividono questo momento.
La trasformazione del Gruppo è stata quella delle Persone stesse, che lo abitano e lo rendono vivo… Il gruppo è un organismo vivente, che rispecchia i bisogni delle Persone che lo compongono… Respira….
Con l’inizio della pandemia da marzo 2020 è stato necessario sospendere la pratica di movimento consapevole in presenza: quale nuova modalità è stato possibile adottare per praticare insieme, anche se fisicamente lontani e isolati?
La chiave di tutto è la ritualità, il gruppo respira e cresce se si nutre la memoria del ricordo. E stato importante non perdersi, mantenere lo stesso il “vedersi” o meglio il “sentirsi” in gruppo, anche se a distanza.
Appuntamenti settimanali, sostenuti da files audio, per facilitare la fruizione anche a chi non abbia un pc, e seguire la verità degli eventi e anche del tempo. Quest’anno per la prima volta abbiamo prodotto un lavoro natalizio, non abbiamo potuto fare nessuna prova in presenza, eppure… è risultato magico… abbiamo ascoltato il cuore di tutte noi, e intercettato il bisogno vero che era nel gruppo: la luce… Stimolato la creatività di ciascuna, per darsi piccoli obiettivi, e sentirsi gruppo, anche e soprattutto in questo momento… Una delle danzatrici proprio a seguito di questa danza natalizia si e espressa poeticamente con un testo che dipinge in modo molto bello il senso del gruppo che continua a viversi… e anche questa intervista, di cui ringraziamo, è un modo per confermarci in questa identità… Il gruppo deve continuare a respirare, insieme…
Nel mese di settembre 2020 è uscito un libro molto bello, un testo a più voci dal titolo “Il senso del respiro” (Castelvecchi Editore) in cui compare un tuo interessante contributo. Perché è importante oggi, mentre attraversiamo questa pandemia, riflettere insieme sul respiro?
Il respiro è l’atto e il ritmo con cui si manifesta la relazione della Persona con il mondo attorno e con se stessa… Come respiriamo rivela chi siamo e come stiamo…
In greco Anemos è anima e Fiato… La medicina tradizionale Cinese insegna che non solo la longevità e la salute, ma anche la saggezza e il Sapere sono legati intimamente all’arte del respiro… Pitagora praticava tecniche respiratorie per inseguire le sue intuizioni geometriche… Potremmo parlare per molte pagine di questo, perche in tutte le tradizioni e culture il respiro ha un ruolo cruciale, fisico e simbolico, in tutte le epoche, ma voglio sintetizzare in una immagine… vicina alla memoria di tutti… “Faccia tre bei respiri e dica 33…”… !!! Riprendere consapevolezza del respiro significa in qualche modo prendere consapevolezza di sé e della propria presenza nel mondo… Interagire con il respiro significa agire su noi stessi…
Come possiamo riportare nella nostra quotidianità odierna un’attenzione autentica al respiro per cercare, come dici tu nel libro, di “riprendercelo”?
Prima di tutto con un atto di umiltà: incontrare quello che c’è, senza giudicarlo.
Riprendere non significa acciuffare e costringere o modificare, significa riprendere coscienza e stupore del fatto che respiriamo.
Non fare o respirare diversamente, riprendersi il respiro significa tornare stupirsi di questo meccanismo istantaneo, continuo, meraviglioso senza il quale la vita è praticamente impossibile… Riprendersi il respiro significa prima di tutto accoglierlo, nel suo tempo spazio…
Quali sono i tre “passi” che potresti condividere, oggi, con le lettrici e ai lettori di noiALOMAR per “riprenderci il respiro”?
Fermati, ascolta, stupisciti nella gratitudine, qualsiasi cosa ci sia….
Dedicare un tempo a se stessi e al proprio Corpo è un atto di educazione e civiltà… Gli antichi lo hanno sempre detto e manifestato… Non è solo un fatto di salute, è proprio un atto culturale che indica quale livello di consapevolezza e civiltà una persona ha verso se stessa (e quindi verso gli altri)…
L’ascolto è un’arte che ci permette una relazione diversa con il mondo e con noi stessi… “Come sopra, cosi sotto…” se non c’è ascolto non si permette che questa relazione che unisce il microcosmo al macrocosmo si manifesti… L’ascolto richiede consapevolezza, cioè presenza e cura dell’attimo…
L’ascolto è un atto possibile per tutti, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione fisica, è una lente di ingrandimento molto potente, che ci permette di vedere panorami nascosti… e di avvicinarci all’Uno… che è dentro di noi…
Lo stupore e la gratitudine sono cibo, nutrimento per l’anima, sono attitudini profondamente pacificanti; la Vita è un atto di trasformazione e rinascita (e quindi morte) continua, per accettare tutto questo non possiamo che stare nello stupore e nella gratitudine, ogni altra posizione è estremamente, e inutilmente!, faticosa…!!!!
Si tratta di Vivere, attimo dopo attimo, proprio seguendo quello che il respiro ci indica. La Via maestra del Corpo.
E una tradizione che appartiene a tutte le culture, è curioso che oggi, per autorizzarci a questo abbiamo bisogno di ricorrere a parole straniere come Mindfulness… Pratica di consapevolezza… Eppure San Paolo parlava del Corpo come Tempio, cioè quel luogo separato dove si va per pregare, ovvero per connettersi con il Divino che ci è dato di abitare e portare nel Mondo. Se lo facciamo in modo consapevole siamo obbedienti alla Parola.
Non abbiamo scoperto nulla…. dobbiamo solo tornare alle Radici.
Invito a ricontattare il Corpo in questi modi consapevoli, questo è riprendersi il Respiro nella sua ampiezza!


