Se vuoi incontrare la tua creatività, il tuo essere libero,
rilassati e ricontatta la spensieratezza,
riprova a muoverti come hai sempre fatto prima di nascere, senza condizionamenti e senza pregiudizi!
Partiamo da un punto fondamentale e spesso sconosciuto: la danzatarapia è un atto che appartiene da sempre a tutte le persone di ogni età e condizione fisica.
Anche se non lo sanno! Anche se pensano di non saper danzare!
Apid, l’associazione italiana danzaterapisti, della quale sono membro associato dal 2013, così definisce la pratica:
“è una pratica professionale utile a promuovere le risorse creative personali per incentivare il benessere personale e sociale, a supporto dell’armonizzazione di manifestazioni psichiche, somatiche e relazionali.
Alle origini: invece di chiedere da dove vieni in alcune tribù si chiedeva “Cosa danzi?”
Danze di invocazione della pioggia, danze di iniziazione, danze di guarigione, danze di pace e di guerra, danze di corteggiamento e di caccia, ma non solo. Fino alle danze di corte, ma poi tutto cambiò. Non più la danza di tutti, nelle aie e nel cerchio tribale, ma i balletti di corte e sul palcoscenico.
Dal Sacro al profano. Dal rito all’intrattenimento.
Non tutte le danze sono uguali, e ogni persona ha una danza personale, che nessuno può levare, e quella tecnica che potete apprendere a un corso.
L’uso del corpo come strumento di cura e comunicazione (danzamovimentoterapia) (ri)compare nell’età moderna inizialmente come prassi complementare per le patologie negli ospedali (Svizzera, Stati Uniti), poi come strumento di integrazione sociale per i reduci del Vietnam (Stati Uniti), e finalmente oggi sempre più come pratica di movimento con valenza terapeutica preventiva oltre che strettamente terapeutica per tutta la popolazione, secondo le direttive internazionali degli organismi preposti al controllo e alla tutela della salute (OMS), in particolare verso tutti colori che lamentano problematiche fisiche e patologie.
In parole semplici: negli ultimi decenni del ‘900 si è riscoperto che la danza è una cura. Valida per tutti.
Grazie a questa nuova consapevolezza oggi questa proposta, a cavallo tra arte e terapia, tocca, nelle sue svariate declinazioni, i percorsi di integrazione ed evoluzione personale di professionisti, adulti, bambini ed anziani, è presente nelle scuole di ogni ordine, nelle strutture residenziali di ricovero e ospitalità diurna e nell’offerta del Ben Essere.
La danzaterapia permette di incontrare i benefici fisici e psichici che derivano da una percezione di consapevole armonia del proprio corpo, e di viverlo come parte sana e potenzialità positiva in modo creativo.
Detto in partole semplici: quando danzi smetti di pensare e vivi.
Che il movimento faccia bene è cosa consolidata e nota. Che il movimento danzante abbia un valore speciale è forse meno noto a livello teorico, ma istintivamente scritto in tutti i corpi. Vale per tutti coloro che non hanno problematiche fisiche, e ancor di più per coloro che ne hanno!
Per esempio nei casi di dolore cronico la pigrizia e l’assenza di fiducia nel proprio corpo e nelle proprie capacità di movimento rischia di condurre a una percezione esclusivamente negativa del proprio corpo, innescando una sorta di circolo vizioso che, approdando a ulteriori contratture e corazze, sfocia in un cronicizzarsi peggiorativo della patologia stessa, oltre che nell’isolamento con ricadute di tipo depressivo.
La danzaterapia è una modalità che, grazie alla creatività e al movimento, anche minimo, permette di accedere al piacere, alla dimensione gioiosa del gesto, riaccendendo la fiducia, promuovendo la creatività e la curiosità dell’esplorazione corporea compatibile anche con i limiti, se ci sono.
La parola “impossibile” scompare e con essa si riscopre la dignità, il grande valore e il piacere della propria possibilità di movimento, della propria fisicità, a modo proprio. In questo riconoscimento profondo di senso rinasce la consapevolezza del poter essere e del poter fare, radice di ogni guarigione profonda
Danzare infine è amare se stessi e la propria vita, in tutte le sue forme e manifestazioni, quella del Corpo per prima.
La danzaterapia si articola in rivoli e paesaggi, sostenuti da figure diverse per cultura, passione e ricerca.
In questo panorama spicca la figura di Maria Fux, una delle maestre del ’900 con cui ho avuto il privilegio di studiare per anni.
Il suo metodo si organizza attorno all’utilizzo di materiali vari (carta, elastici, stoffe, colori, piume…) che fungono da stimolo creativo al movimento, alla visualizzazione, che sostiene il processo immaginativo, e al suono, elemento guida di tutto il lavoro di questa artista e danzatrice argentina.
Il suono per Maria Fux è lo stimolo per eccellenza. Non è strano, dato che tutte le spiritualità ci ricordano che la vita nasce dal suono.
Mossa da questa certezza la danzaterapia di Maria Fux stimola le persone a inseguire, agire, accarezzare, sentire, risuonare, inseguire, accompagnare, incontrare il Suono.
In modo immediato e preciso, inseguendo la libertà e la spontaneità e senza dover conoscere nessuna tecnica, perche tutti sanno danzare.
“Sei come rapito in un viaggio senza confini e senza limiti, in cui il Corpo è lo strumento di esplorazione, attraverso spazi e direzioni, superfici, modi, ritmi, tempi… Un vortice colorato, senza tempo… Accade, senza nemmeno che te ne accorgi…”.
La musica è partita, il conduttore ha aperto le porte del viaggio, e tutti si fanno Danzatori della propria anima. E’ un viaggio di cui alla fine resta una parola che si regala e si condivide come si faceva una volta con le cartoline e ora con il selfie…
Hai danzato e non ti sei nemmeno accorto che lo facevi, perché non c’è tecnica, schema o comando, c’è solo il puro movimento del sentire, come quello che hai vissuto in quei 9 mesi in cui nuotavi, prima di affacciarti sul mondo terrestre.
Chi partecipa alle sessioni “si porta a casa un corpo nuovo”, animato da gioia, leggerezza, curiosità, senso di riscoperta, rilassamento, respiro più ampio, elasticità nei movimenti, agilità e fiducia.